Portobuffolè
…origine di un grande centro di commerci

 

La storia di Portobuffolè inizia in epoca romana ma probabilmente anche prima, nell’attuale frazione di Settimo (Septimum de Liquentia), distante sette miglia dall’antica città di Oderzo (Opitergium).

Verso l’anno 1000 sorge il castello, in un antico documento compare il nome  di Portus Buvoledi.

Il periodo d’oro, Portobuffolè lo vive in epoca veneziana quando diventa sede di podesteria e, ancora prima, in epoca medievale con la potente famiglia dei Da Camino.

 

Portobuffolè deve la sua grandezza ai commerci lungo il fiume Livenza; era il porto più a monte che si poteva raggiungere con imbarcazioni di grandi dimensioni. Da qui proseguendo verso la sorgente, i fondali fluviali diventano bassi e c’era la necessità di stoccare le merci, nel fontego, in attesa di essere sistemate in imbarcazioni più piccole.

Tutto ciò fece di Portobuffolè un centro di deposito di merci e un grande mercato, sede di avvocati, notai, artigiani e fulcro attivo di commerci e cultura.

Questa grande ricchezza è elemento ancora oggi tangibile nella conformazione urbana e architettonica del borgo, lungo le sue calli e viuzze porticate.

Gaia da Camino
…signora di Portobuffolè

 

Gaia da Camino, controversa figura femminile del Medioevo  trevigiano,

dalla fama oscillante tra virtù e leziosità, fu signora di Portobuffolè, moglie di Tolberto da Camino e figlia del Buon Gherardo, citato da Dante nel XVI canto del Purgatorio. Nacque nel 1270, si sposò prima del 1291.

 

La fama di Gaia è dovuta alle varie interpretazioni dei versi della Divina Commedia, morì a Portobuffolè, di malattia, nel 1311 . Fu valente poetessa e simbolo di emancipazione femminile. Fu sepolta nella chiesa di San Nicolò a Treviso.

Vanto di Portobuffolè, è la dimora di Gaia, esempio di casa – torre medievale.

Perchè visitare Portobuffolè

Entrare a Portobuffolè, passare sotto il Torresin o davanti alle splendide chiesette o lungo l’antico alveo del Livenza, significa infilarsi nel silenzio di un luogo antico, lontano dalla frenesia e dai rumori.

Una passeggiata serale per il borgo, è sentire i propri passi nel selciato che rimbombano sotto i portici,

è un saluto cordiale rivolto da un cittadino, è il rintocco dell’orologio della torre, sono le cicale in estate, sono le voci che arrivano da una finestra. Questo è Portobuffolè. Con i suoi profumi di intonaco umido, di legno bagnato, di edera, di cibo saporito, di lavoro onesto e ospitalità.

Il valore aggiunto, lo ha messo l’uomo, allestendo nella cittadina ben quattro musei:

Casa Gaia con le sue raffinate mostre e sede del museo del ciclismo, la Torre con una singolare raccolta di oggetti del mondo contadino, l’Atelier di Barbie, raccolta di 250 bambole vestite con abiti particolarissimi.

Questo è Portobuffolè…e non è poco.